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News rifugiati

COSENZACome è partito il progetto profughi di NUTRIAID
e come si è sviluppato in questi mesi 

È cominciato tutto così... tra Ottobre e Novembre 2015 nel corso della missione nei campi profughi tra Grecia Macedonia(FYROM) e Serbia per capire quali potessero essere le necessità all’interno dei campi profughi e soprattutto quale tipo di intervento NutriAid avrebbe potuto mettere in atto.

Durante la missione siamo stati testimoni diretti di un esodo forzato che coinvolge migliaia di individui costretti a lasciare i rispettivi Paesi d’origine per ragioni politiche, etniche e religiose.

La priorità ci è apparsa subito chiara: bambini e donne in stato di gravidanza!

Forse perché in quella prima  missione esplorativa eravamo due donne, è stato naturale immedesimarsi in quelle ragazze, giovani, madri ed abbiamo capito che non potevamo o meglio che NutriAid non poteva restare immobile a guardare quella che è stata definita la più grande tragedia mondiale dopo la Seconda Guerra Mondiale!

Così da Novembre ad oggi abbiamo inviato 15 operatori sanitari su Lesbo, Chios, Kos e Salonicco: pediatri, ginecologi ostetrici ed infermieri pediatrici.

All’inizio si trattava di garantire assistenza medica agli sbarchi! Centinaia di bambini in arrivo dalle coste turche, sui gommoni bagnati fradici e terrorizzati, spesso nel buio della notte.

I bambini, per non farli cadere in mare, li fanno sedere al centro del gommone, che però si riempie di acqua durante la traversata. Così restano immersi nell’acqua gelida per 2-3 ore quando va bene.

Stessa sorte per le tantissime donne in stato di gravidanza che scelgono di affrontare questo durissimo viaggio, sedute al centro del gommone, tra scossoni ed acqua gelata forti solo del desiderio di garantire un futuro migliore al nascituro.

A Lesbo, Kos e Chios bisognava subito togliergli gli abiti fradici e scaldarli. Febbri, tossi e bronchiti erano all’ordine del giorno ed i medici volontari hanno lavorato incessantemente, con turni estenuanti di giorno e di notte. Gli sbarchi cessavano solo con il mare grosso, ma appena c’era un po’ di calma all’orizzonte si vedevano comparire 1, 2 … 80 gommoni strapieni di gente. Partiva un tam- tam di messaggi o di whatsapp ed ecco di nuovo tutti i medici a correre sulle spiagge, a volte da una parte all’altra dell’isola, pronti ad aiutare ed assistere tutti i profughi senza potersi mai riposare.

Accade poi che con le nuove politiche europee gli sbarchi cessano o diminuiscono in maniera rilevante ma l’emergenza non è finita! Anzi.. tutti i profughi arrivati nei mesi precedenti restano bloccati nei campi profughi allestiti in Grecia, in alcuni casi come al confine tra Grecia e Macedonia i campi vengono sgomberati ed i profughi fatti confluire su altri campi, specie nell’area intorno a Salonicco.

L’emergenza continua: il personale sanitario non è sufficiente a soddisfare il fabbisogno di ciascun campo così abbiamo inviato il personale sanitario a Salonicco. Si tratta di visitare 90-100 bambini ogni giorno.

I bambini aspettano pazienti il loro turno, disegnando e giocando. Potrebbe quasi sembrare un normale ambulatorio di un pediatra di famiglia.

Le donne invece chiedono solo un’ecografia, per sapere che il loro bimbo sta bene e la gravidanza procede nel migliore dei modi. Ma gli ecografi sono pochissimi, in certi casi assenti ed ai medici non resta che provare a rassicurare le future mamme con gesti di semplice umana solidarietà.



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