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Secondo il rapporto di Oxfam
Stati Uniti, Cina, Giappone, 
Germania, Francia e Regno Unito 
ospitano solo 2,1 milioni di rifugiati su 24,5

 

I 6 paesi più ricchi del mondo, che insieme rappresentano quasi il 60% dell'economia globale, ospitano meno del 9% dei rifugiati di tutto il mondo, mentre il peso maggiore rimane sulle spalle dei paesi più poveri. 

Secondo il rapporto pubblicato lunedì dalla Ong Oxfam infatti Stati Uniti, Cina, Giappone, Germania, Francia e Regno Unito, che insieme costituiscono il 56,6% del PIL mondiale, ospitano soli 2,1 milioni di rifugiati.

Di questi 2,1 milioni di persone, circa un terzo sono ospitati dalla Germania (736.740), mentre i restanti 1,4 milioni sono divisi tra gli altri cinque paesi. Il Regno Unito ospita soltanto 168,937 rifugiati.

Al contrario, più della metà dei rifugiati nel mondo - quasi 12 milioni di persone - vivono in Giordania, Turchia, Palestina, Pakistan, Libano e Sud Africa, nonostante il fatto che questi Paesi costituiscano meno del 2% dell'economia mondiale.

Secondo il rapporto dell'UNHCR 2015 Global Trends, più di 65 milioni di persone hanno lasciato le loro case a causa della violenza, la guerra e le violazioni dei diritti umani, il numero più alto da quando si è iniziato a studiare il fenomeno.
La maggior parte di questi (40,8 milioni) sono sfollati all'interno del proprio paese, con 21,3 milioni di rifugiati e 3,2 milioni in attesa di decisioni in materia di asilo nei paesi industrializzati.
Il conflitto in Siria ha svolto un ruolo importante in questo spostamento, come hanno fatto i conflitti in Burundi, Repubblica Centrafricana, Iraq, Nigeria, Sud Sudan e Yemen.

Molte persone fuggono nei paesi vicini, ad es. dalla Siria verso la Giordania e la Turchia, Paesi che attualmente ospitano il maggior numero di rifugiati nel mondo: 2,8 milioni in Giordania e 2,75 milioni in Turchia.

Il rapporto di Oxfam constata infine come alcuni Paesi ricchi stiano rendendo più difficile per i rifugiati arrivare in Europa, citando come esempio il trattato di marzo sui rifugiati stipulato tral'UE e la Turchia.

 


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  OLTRE 3 MILIONI DI BAMBINI
MUOIONO OGNI ANNO PER DENUTRIZIONE

E 1 MINORE SU 4 VIVE IN POVERTA' ASSOLUTA 


Ogni minuto ne muoiono sei.

E quando arrivano a compiere un anno, a volte pesano come un neonato.

A portarli al limite della sopravvivenza è il contesto in cui vivono, tra lo sconforto dei genitori impotenti di fronte ad un'alimentazione minima. Perché vittime della fame sono per primi loro quando li hanno messi al mondo. Il punto centrale, infatti, sono le porzioni ineguali che bambini e adulti in diverse parti del mondo hanno a disposizione.
Ed è così che la bilancia della malnutrizione torna a pendere soprattutto verso l'Africa subsahariana e l'Asia meridionale, dove vivono la maggior parte (80%) dei 3,1 milioni di bambini che perdono la vita per la mancanza di cibo e i 159 milioni di minori colpiti da malnutrizione cronica. Tuttavia non ci si può consolare vedendo che dal 1990 il numero dei minori affamati si sia ridotto di un terzo, perché la «combinazione letale» di povertà ed esclusione sociale continuano a negare a una buona fetta di piccoli nel mondo «il diritto a una vita sana e una dieta equilibrata».

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A lanciare l'allarme è Save the children, ieri durante la presentazione a Roma del rapporto Porzioni ingiuste. Porre fine alla malnutrizione dei bambini più vulnerabili.

Progressi troppo timidi, insomma.
Gli obiettivi globali in tema di nutrizione – come la riduzione dei casi di fame cronica del 40% entro il 2025 e lo sradicamento totale della malnutrizione entro il 2030 – sono quindi ben lontani dall'essere raggiunti.

Parlano le proiezioni:

solo 39 Paesi su 114 analizzati arriveranno al risultato nei tempi e di questi appena sei sono a basso reddito. Quel che è certo, al contrario, è che se il trend continua con lo stesso passo tra quindici anni invece di mettere la parola fine alla fame, nel mondo si avranno ancora 129 milioni di bambini malnutriti, per lo più nei Paesi a basso reddito, che diventeranno 24 milioni tra cento anni.
La parola d'ordine perciò resta fare in fretta, con obiettivi nazionali sulla nutrizione, con politiche appropriate per non lasciare dietro nessuno ovunque, con piani in cui ogni nazione spieghi cosa farà per raggiungerli e investa risorse finanziare adeguate.

Oggi dei 29 maggiori donatori di fondi per progetti di assistenza ai Paesi in via di sviluppo, 6 non spendono niente per misure legate alla nutrizione, 6 impiegano meno di un milione di dollari l'anno. E il divario tra budget necessario e disponibile è di 10 miliardi di dollari. Mai come ora, è così il punto fermo del vicedirettore generale Save the children ItaliaDaniela Fatarella, continuare a combattere la malnutrizione è «un bisogno reale ed urgente », ancor più perché i progressi raggiunti dimostrano che l'obiettivo fame zero è «possibile», se si distribuiscono i traguardi alimentari «equamente». Ecco perché occorre passare all'azione trasformando un imperativo morale in politiche concrete, sfruttando la futura presidenza italiana del G7, anche per mantenere l'impegno preso dai sette grandi del mondo l'anno scorso ad Elmau di far uscire dalla malnutrizione 500 milioni di persone. E prontamente è arrivata la risposta. Gli sforzi del governo nell'anno di presidenza saranno orientati, accanto al tema migranti e innovazione, «a implementare l'agenda che prevede il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile», anticipa Alessandro Motta dell'ufficio del consigliere diplomatico di Matteo Renzi, e dando seguito a Expo e Carta di Milano, «saranno prioritari i temi della nutrizione, sicurezza alimentare, donne e salute».

Nascere dalla parte giusta del mondo o solo nel territorio giusto, infatti, determina sia l'accesso dei più piccoli a cure e cibo – i minori che vivono in aree rurali hanno l'1,37 probabilità in più di essere malnutriti rispetto a chi vive in città – sia educazione e prassi culturali.
Come pure chi vive in famiglie povere ha una probabilità doppia di morire prima del quinto compleanno, rispetto a chi nasce in una famiglia benestante.

In 44 Paesi in via di sviluppo il 30% dei bambini soffre la fame, una percentuale che sale al 50% in Burundi, Eritrea e Timor est.
In tredici Stati poi – in testa Madagascar e Malawi, Siria, Sudan – la situazione alimentare dei minori è addirittura peggiorata dal 2000.

Questo al netto dei cambiamenti climatici e dei conflitti in corso che costringono milioni di persone ad abbandonare le loro case e, dunque, a non mangiare per giorni. Nutrizione e sicurezza alimentare perciò debbono andare a braccetto, questo vuol dire sviluppo sostenibile. Aumentare la produzione di cibo va bene, ricorda Laura Frigenti, direttrice dell'Agenzia italiana per la cooperazione internazionale, «ma parallelamente bisognerebbe occuparsi di più dello spreco del cibo», legando le politiche agli interventi sul campo e alle comunità, «affinché si rivelino realmente efficaci».

Avvenire 12 luglio 2016


COSENZA

Come è partito il progetto profughi di NUTRIAID
e come si è sviluppato in questi mesi 

È cominciato tutto così... tra Ottobre e Novembre 2015 nel corso della missione nei campi profughi tra Grecia Macedonia(FYROM) e Serbia per capire quali potessero essere le necessità all’interno dei campi profughi e soprattutto quale tipo di intervento NutriAid avrebbe potuto mettere in atto.

Durante la missione siamo stati testimoni diretti di un esodo forzato che coinvolge migliaia di individui costretti a lasciare i rispettivi Paesi d’origine per ragioni politiche, etniche e religiose.

La priorità ci è apparsa subito chiara: bambini e donne in stato di gravidanza!

Forse perché in quella prima  missione esplorativa eravamo due donne, è stato naturale immedesimarsi in quelle ragazze, giovani, madri ed abbiamo capito che non potevamo o meglio che NutriAid non poteva restare immobile a guardare quella che è stata definita la più grande tragedia mondiale dopo la Seconda Guerra Mondiale!

Così da Novembre ad oggi abbiamo inviato 15 operatori sanitari su Lesbo, Chios, Kos e Salonicco: pediatri, ginecologi ostetrici ed infermieri pediatrici.

All’inizio si trattava di garantire assistenza medica agli sbarchi! Centinaia di bambini in arrivo dalle coste turche, sui gommoni bagnati fradici e terrorizzati, spesso nel buio della notte.

I bambini, per non farli cadere in mare, li fanno sedere al centro del gommone, che però si riempie di acqua durante la traversata. Così restano immersi nell’acqua gelida per 2-3 ore quando va bene.

Stessa sorte per le tantissime donne in stato di gravidanza che scelgono di affrontare questo durissimo viaggio, sedute al centro del gommone, tra scossoni ed acqua gelata forti solo del desiderio di garantire un futuro migliore al nascituro.

A Lesbo, Kos e Chios bisognava subito togliergli gli abiti fradici e scaldarli. Febbri, tossi e bronchiti erano all’ordine del giorno ed i medici volontari hanno lavorato incessantemente, con turni estenuanti di giorno e di notte. Gli sbarchi cessavano solo con il mare grosso, ma appena c’era un po’ di calma all’orizzonte si vedevano comparire 1, 2 … 80 gommoni strapieni di gente. Partiva un tam- tam di messaggi o di whatsapp ed ecco di nuovo tutti i medici a correre sulle spiagge, a volte da una parte all’altra dell’isola, pronti ad aiutare ed assistere tutti i profughi senza potersi mai riposare.

Accade poi che con le nuove politiche europee gli sbarchi cessano o diminuiscono in maniera rilevante ma l’emergenza non è finita! Anzi.. tutti i profughi arrivati nei mesi precedenti restano bloccati nei campi profughi allestiti in Grecia, in alcuni casi come al confine tra Grecia e Macedonia i campi vengono sgomberati ed i profughi fatti confluire su altri campi, specie nell’area intorno a Salonicco.

L’emergenza continua: il personale sanitario non è sufficiente a soddisfare il fabbisogno di ciascun campo così abbiamo inviato il personale sanitario a Salonicco. Si tratta di visitare 90-100 bambini ogni giorno.

I bambini aspettano pazienti il loro turno, disegnando e giocando. Potrebbe quasi sembrare un normale ambulatorio di un pediatra di famiglia.

Le donne invece chiedono solo un’ecografia, per sapere che il loro bimbo sta bene e la gravidanza procede nel migliore dei modi. Ma gli ecografi sono pochissimi, in certi casi assenti ed ai medici non resta che provare a rassicurare le future mamme con gesti di semplice umana solidarietà.



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65,3 MILIONI SONO LE PERSONE CHE FUGGONO DA GUERRE, PERSECUZIONI E VIOLENZE NEL MONDO 
E LA META' DI QUESTE SONO BAMBINI 

Oltre 65 milioni di persone in tutto il mondo sono state costrette ad abbandonare le loro case, ed è la prima volta che la soglia di 60 milioni è stata superata - a fine 2014 il totale era di 59,5 milioni-

"Si tratta di un livello senza precedenti" afferma il Segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, in occasione delle Giornata mondiale dei Rifugiati, ricordando che alla fine del 2015 vi erano 21,3 milioni di rifugiati, 3,2 milioni di persone in cerca di asilo e 40,8 milioni di sfollati all'interno dei propri Paesi.

"Questa giornata è il momento per fare il punto dell'impatto devastante di guerre e persecuzioni, ma anche per rendere omaggio alle comunità e agli Stati che ricevono e ospitano i profughi"

E ci sentiamo di dover aggiungere che non vanno dimenticati i volontari provenienti da tutti i Paesi del mondo che hanno sostenuto le decine di migliaia di profughi che sono transitati negli ultimi mesi sulle isole e sulla terraferma greche donando assistenza, cure sanitarie e in particolare, attenzione, ascolto e totale disponibilità.

 In un mondo in cui la quotidiana violenza obbliga centinaia di famiglie a fuggire dal proprio Paese, crediamo sia giusto inviare ai leader mondiali un messaggio forte e di unirci alla petizione lanciata da UN Refugee Agency #WithRefugees al fien di sollecitarli a lavorare insieme per risolvere questo problema.

La petizione #With Refugees sarà consegnata alla sede generale delle Nazioni Unite a New York il 19 settembre p.v.

La petizione chiede ai governi di:

  1. assicurarsi che ogni bambino rifugiato abbia diritto all'istruzione;
  2. assicurarsi che ogni famiglia rifugiata possa  contare su un posto sicuro in cui vivere;
  3. assicurarsi che ogni rifugiato possa accedere ad una attività alvorativa o apprendere nuove competenze per contribuire in maniera positiva allo sviluppo della comunità che lo accoglie.



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Al via la NUOVA CAMPAGNA di NUTRIAID

MILLE GIORNI PER SALVARE LA VITA DI MAMMA E BAMBINO!

29 febbraio 2016 è partita la nuova campagna di NutriAid che avrà una durata triennale.

L'obiettivo è salvaguardare la vita di 60.000 bambini e 30.000 mamme in 3 anni garantendo cure e formazione sanitaria contro la malnutrizione.

Perché 1000 giorni?

È difficile da credere ma il futuro di un bambino può essere determinato ben prima del compimento del suo quinto anno di vita. Il devastante impatto della malnutrizione coinvolge più generazioni : una donna malnutrita avrà una gravidanza difficile e darà alla luce un bambino a suo volta malnutrito.

I 1000 giorni (dal concepimento della gravidanza fino al compimento del 2° anno di età) costituiscono il periodo più importante in cui si devono concentrare gli sforzi per la lotta contro la malnutrizione.

Obiettivo della campagna

Ridurre gli effetti della malnutrizione nei bambini da 0 a 24 mesi.

Per ciascun Paese verranno messe in atto 3 azioni rivolte innanzitutto alle donne in stato di gravidanza o allattamento, ai bambini da 0 a 24 mesi ed agli operatori sanitari operanti negli ospedali coinvolti nel programma.

In particolare:

1. promozione e supporto della salute materna durante la gravidanza e l'allattamento tramite il monitoraggio e la presa in carico delle donne malnutrite;

2. promozione e supporto della salute dei bambini 0-24 mesi tramite il monitoraggio dello stato nutrizionale dei bambini e la presa in carico diretta;

3. rafforzamento delle competenze specifiche degli operatori sanitari in tema di trattamento della malnutrizione materna ed infantile ed adeguamento agli standard previsti dai rispettivi Protocolli nazionali.

Il programma prevede la presa in carico diretta dei soggetti malnutriti e la somministrazione di medicinali ed alimenti terapeutici. Parallelamente il personale sanitario locale è monitorato e ove necessario formato da personale esperto di NutriAid per una corretta cura della malnutrizione.

 

La campagna sarà sostenuta da eventi, iniziative, un nuovo sito web, i social network. Tutti potranno contribuire in un'azione comune di sensibilizzazione.

 

Per sostenere la campagna #1000GIORNIZEROFAME: www.nutriaid.org

 

UFFICIO STAMPA E COMUNICAZIONE 
NUTRIAID Onlus Via delle Orfane, 1 Torino
tel. 011 4390017 - 011 4368492
e-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
sito: www.nutriaid.org


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A CAUSA DELLA PERMANENZA FORZATA DI DECINE DI MIGLIAIA DI PROFUGHI IN GRECIA

NUTRIAID RICERCA CON URGENZA
MEDICI PEDIATRI/GINECOLOGI/INFERMIERI PEDIATRICI
 

Disponibilità minima: da 1 a 3 MESI

Destinazione: Salonicco GRECIA

Collaborazione: agreement retribuito

Partenza: da GIUGNO 2016

Da molti mesi ormai la Grecia sta affrontando una crisi umanitaria di gigantesche dimensioni, in particolare nella zona a nord del Paese (Attica e Regioni macedoni della Grecia) dove migliaia di persone hanno atteso invano per mesi la riapertura della Rotta Balcanica che avrebbe permesso loro di raggiungere i Paesi del Nord Europa.

Ora l'intera zona di frontiera con la Macedonia è stata evacuata ed i profughi sono stati costretti a trovare riparo in altri campi allestiti in fretta per garantire una sistemazione seppure provvisoria. 

In questo contesto di EMERGENZA, con l'obiettivo di alleviare gli effetti della crisi sulle condizioni di salute delle persone e di fornire assistenza medica ai rifugiati, NutriAid ricerca personale sanitario da inviare in missione in Grecia per periodi da 1 a 3 mesi.

Per partecipare alla missione vengono richiesti i seguenti documenti:

  1. copia del Certificato di Laurea originale
  2. copia del Certificato di Specializzazione
  3. CV
  4. certificato di buona salute
  5. documento in corso di validità

oltre a seguenti requisiti:

  1. ottima conoscenza della lingua inglese
  2. patente di guida e totale autonomia nella conduzione delle autovetture a disposizione del progetto
  3. flessibilità e grande capacità di adattamento a spostamenti e turni di lunga durata e condizioni disagiate
  4. capacità di lavorare in team.

L'attività è retribuita e i costi di viaggio, trasferimenti e alloggio sono coperti dall'organizzazione partner di NutriAid.

E' preferenziale una pregressa esperienza in una missione umanitaria. I pediatri selezionati dovranno partecipare ad un briefing prepartenza di formazione e logistica. 
 

Se interessati e per informazioni contattare la dott.ssa Demarchi presso la sede NutriAid via mail a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. o al n° 011 4390017.


Di seguito la scheda di candidatura.

docNutriAid ricerca medici missione profughi mainland.doc

 


I bambini di Itaosy e Ifatzy inseriti nel programma di sostegno a distanza hanno ricevuto dei nuovi giochi dall'Italia, ecco il racconto di chi glieli ha portati e ha potuto vivere in prima persona la reazione di stupore e gioia per questa bellissima sorpresa! 

“Lezioni dal Madagascar: Il gioco è una cosa seria!"
di Alessia Ferro, Resp. Progettti East Africa

Partenza per il Madagascar, 3 settimane e 23 kg di bagagli: le magliette nel bagaglio a mano e 2 valige piene zeppe di giochi posizionati ad incastro nella speranza che ai controlli non chiedano di aprirle : sarebbe impossibile ripetere l’incastro perfetto.
Tutti i giochi sono destinati alle scuole di Tana e di Ifatsy dove sono attivi i programmi di SaD (Sostegno a Distanza) : canestri da basket, palloni e reti da calcio, palloni e reti da pallavolo, racchette da volano e molto altro in volo da Torino ad Antananarivo per vedere sorridere 152 bambini!
In taxi, mentre si raggiunge la scuola, si possono vedere centinaia di bambini per la strada intenti a giocare con palle improvvisate create da vecchi giornali accartocciati che alla prima pozzanghera- eh si, siamo in inverno! - si dissolvono.
Per consegnare i giochi sono state organizzate due feste con i bambini grazie alla Referente locale di NutriAid, Nadia, che ha poi provveduto a consegnare i giochi per tutti i bambini delle 2 scuole.

CONSEGNA GIOCHI SAD

A Tana, con Nadia abbiamo montato le reti da calcio in gran segreto, chiuse dentro l’ufficio della segreteria scolastica. Poi le abbiamo posizionate proprio all’uscita delle classi materne ed abbiamo aspettato che la suora chiamasse tutti i bimbi a raccolta.
Indescrivibile la gioia dei bambini quando, usciti dalle classi, hanno visto i palloni e le reti ed i canestri! Si sono lanciati tutti verso di noi sorridenti, ci hanno accerchiato ma con gran rispetto aspettavano quasi una sorta di autorizzazione ufficiale per poter toccare quei giocattoli nuovi. La tacita autorizzazione è arrivata quando Nadia ha lanciato per terra il primo pallone da calcio… ed allora via.. tutti a correre, ridere e saltare!

Stessa emozione a Ifatsy dove Nadia e le Suore che si occupano dei bambini per un’oretta si sono impegnate a turno a gonfiare tutti i palloni con la pompetta per poi dare il via alla festa ed alla consegna dei giochi!
Ma al di la dell’emozione che può scaturire dalla consegna dei giochi nel vedere quella gioia negli occhi dei bambini occorre fare una riflessione.
Avremmo potuto riempire le valige di mille altre cose, forse i giochi sono un elemento sciocco, quasi inutile?!
Se ti fermi ad osservare Meline giocare con il nuovo pallone da basket capisci che sta insegnando a te ed a se stessa: ricordarsi di sognare, guardar in alto e sfidare i propri limiti!

Il SaD prevede che si sostenga l’educazione del bambino in sostegno e giocare significa educare e formare! Infatti il gioco insegna il rispetto delle regole in primo luogo ma anche il rispetto dell’altro: far parte di un gruppo -o meglio di una squadra- insegna a relazionarsi con gli altri, ad instaurare rapporti di complicità e cooperazione, sempre nel rispetto delle regole.
Gli sport di squadra sono importanti soprattutto per i bambini più timidi e introversi, che hanno più bisogno di imparare a gestire i rapporti interpersonali e questo è fondamentale per i bambini in SaD che hanno alle spalle situazioni familiari molto difficili.
L'esperienza del gioco insegna al bambino ad essere perseverante e ad avere fiducia nelle proprie capacità ed è questo uno degli obiettivi del SaD! Far si che il bambino perseveri e creda di potersi costruire ed avere un futuro migliore!








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NUOVO PROGETTO 2016
I primi 1.000 giorni di vita 
SIERRA LEONE

 

Appena dopo l'estate, in Sierra Leone, daremo avvio ad un nuovo progetto di formazione degli agenti sanitari e comunitari nell'ambito della nuova campagna "i primi mille giorni di vita", il cui obiettivo è quello di promuovere una corretta alimentazione durante la gravidanza, l'allattamento e fino al compimento del secondo anno di vita del bambino.

 

Una corretta alimentazione durante questa fase dell'esistenza permette all'individuo di crescere sviluppando le migliori potenzialità sia dal punto di vista fisico che mentale.

 

La formazione avrà come finalità tra le altre quella di formare i dirigenti sanitari sulla corretta Presa in carico del bambino affetto da malnutrizione severa acuta e moderata, di età compresa tra i 6  e i 59 mesi.

 

L'intervento sarà effettuato nel distretto di Port Loco in Sierra Leone, in partnership con la ONG ENGIM e l'associazione Rainbow4Africa.

 

L'iniziativa è finanziata dalla Cooperazione Italiana nell'ambito del ripristino del sistema sanitario sierraleonese deterioratosi a causa della gravissima epidemia di Ebola ora terminata.

 


NOI CI SIAMO!





REPUBBLICA 9MAR2016_news



Il racconto del Dr. Bellando di ritorno dalla missione di prima assistenza per i profughi in arrivo sull'isola di Chios in Grecia. 

Ecco l'articolo di MariaChiara Giacosa pubblicato su LaRepubblica del 9 marzo 2016. 

pdfREPUBBLICA_9MAR2016.pdf

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