buttonattivatiinformati

News

115931-md ret_r


Al fine di realizzare lo start up del progetto sanitario a favore dei bambini profughi in arrivo sull'isola di Lesbo in Grecia

NUTRIAID RICERCA MEDICI PEDIATRI  

Disponibilità minima: 2 settimane

Destinazione: Lesbo GRECIA

Collaborazione: volontaria

Partenza: da febbraio a giugno 2016

Il progetto, che si realizza in collaborazione con Rainbow for Africa e Missionland ed è finanziato dalla Tavola Valdese, prevede il posizionamento di una clinica mobile presso uno dei siti di approdo dei barconi in arrivo dalla Turchia e il presidio diurno e la reperibilità notturna da parte di medici pediatri - incaricati del monitoraggio dello stato di salute dei bambini.

Per partecipare alla missione vengono richiesti:

  • il Certificato di Laurea che verrà consegnato e registrato dalle autorità locali competenti, 
  • un'esperienza minima di 3 anni di attività, 
  • buona conoscenza della lingua inglese, 
  • capacità di lavorare in team, 
  • grande adattabilità a condizioni disagiate.

E' preferenziale una pregressa esperienza in una missione umanitaria. I pediatri selezionati parteciperanno ad un briefing prepartenza di formazione e logistica. Se interessati e per informazioni contattare la dott.ssa Demarchi presso la sede NutriAid via mail a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. o al n° 011 4390017.


Di seguito il materiale informativo e la scheda di candidatura.

pdfNutriAid ricerca medici missione profughi Lesbo.pdf

pdfNutriAid sintesi progetto missione profughi Lesbo.pdf


4ab52fa446a86ae65f3563c982e801a4

Lo riferisce la tv macedone.

La Macedonia ha cominciato a costruire una barriera metallica, con filo spinato, su un tratto del confine con la Grecia, uno tra i più utilizzati dai migranti e profughi per entrare nel Paese ex jugoslavo e proseguire il viaggio in Europa occidentale lungo la 'rotta balcanica'.

Siamo stati nel campo di Gevgelija e Idomeni proprio su questo confine circa un mese fa in una tappa di questa marcia lunghissima e disumana.

Dopo i fatti di Parigi la Macedonia, come altri stati, ha negato di fatto l'accesso a profughi e migranti, che non siano Siriani, Iracheni e Afgani.

Proprio in questi giorni in collaborazione con un'organizzazione internazionale e alcune ong italiane stiamo elaborando un progetto sanitario per soccorrere le centinaia di bambini che arrivano in questi luoghi. 

Molti di loro hanno rischiato la vita per raggiungere le coste greche, mentre proprio oggi arriva al campo, e si diffonde, la notizia di un naufragio nelle acque fra Bodrum e Kos, 4 le vittime, qualcuno dice 6, SONO TUTTI BAMBINI!


In 250 mln vivono tra guerre e 200.000 rischiano per scappare

(DIRE - Notiziario Minori) Roma, 27 nov. - "In poco più di una generazione, il mondo ha dimezzato il tasso di mortalità infantile, fatto iscrivere più del 90% dei bambini alla scuola primaria e aumentato di 2,6 miliardi il numero di persone che hanno accesso all'acqua potabile", lo ha detto il direttore generale dell'Unicef, Anthony Lake, lanciando il nuovo rapporto "Per ogni bambino la giusta opportunità", in occasione della Giornata mondiale dell'infanzia e del 26esimo anniversario dell'approvazione della Convenzione Onu sui diritti dell'Infanzia e dell'adolescenza.

Ma il mondo, nonostante i grandi progressi, rimane un luogo profondamente ingiusto per i bambini più poveri e svantaggiati: "I minorenni- aggiunge- rappresentano quasi la metà dei poveri del mondo, quasi 250 milioni di bambini vivono in paesi devastati dai conflitti e oltre 200.000 di loro hanno rischiato la vita quest'anno cercando rifugio in Europa".

Quasi 14 milioni di bambini e adolescenti in Siria, Iraq e in Afghanistan devono affrontare guerra, conflitti e ingiustizie ogni giorno, alimentando l'attuale crisi europea di migranti e rifugiati.

- QUESTI I DATI DEL RAPPORTO: - I bambini delle famiglie più povere hanno quasi il doppio delle probabilità di morire prima di cinque anni rispetto a quelli provenienti da famiglie più ricche, e hanno cinque volte più probabilità di essere tagliati fuori dall'istruzione -

Le ragazze provenienti dalle famiglie più povere hanno il quadruplo delle probabilità di sposarsi prima dei 18 anni rispetto a quelle appartenenti alle famiglie più ricche. - Più di 2,4 miliardi di persone ancora non hanno servizi igienici adeguati, di queste il 40% vive in Asia meridionale e più di 660 milioni non ha ancora accesso all'acqua potabile, quasi la metà dei quali vive nell'Africa sub-sahariana. Circa la metà dei 159 milioni di bambini affetti da ritardi nella crescita vive in Asia Meridionale e un terzo in Africa.


lesbo

Donne e bimbi in fuga da raid e Isis,
l’Italia invia i team medici a Lesbo

Milano, 25 novembre 2015 - La prima a partire è stata Gaia Gilletta, un’infermiera pediatrica precaria di 24 anni. Aveva visto l’annuncio di una ong norvegese che cercava volontari per l’isola di Lesbo, Grecia, dove stavano arrivando a frotte i migranti dalla Turchia, in fuga dalla guerra in Siria, e non solo. Spesso su barconi a fondo piatto, che un’onda può ribaltare in fretta.

In ottobre Gaia ha raggiunto la costa e ha cominciato a dare una mano. Ma, unico sanitario al lavoro su una spiaggia inondata di cadaveri e persone allo stremo, si è subito resa conto di un nodo chiave.

lesbo2«I volontari sono tanti, spesso però impreparati da un punto di vista sanitario - spiega Paolo Narcisi, cofondatore della ong torinese Rainbow4Africa, cui aderiscono anche volontari lombardi - Molte le donne incinte e gli annegati, tra cui i bambini.

Occorre fare presto, anche perché il flusso dei profughi, specie dopo i nuovi bombardamenti in Siria, è in aumento».

5041042dec9beaa90191fbe3a6c5ccfd



Sempre più restrizioni alle frontiere
per i migranti che tentano di raggiungere l'Europa centrale e settentrionale attraverso la cosiddetta rotta balcanica. Negli ultimi due giorni Macedonia, Serbia, Croazia e Slovenia hanno iniziato a "selezionare" chi può passare: sì ai rifugiati, no ai migranti economici.

Con il risultato che migliaia di persone sono state fermate. Secondo i media macedoni oltre 2mila si sono sdraiati oggi sui binari al confine tra la Macedonia e la Grecia bloccando il traffico ferroviario internazionale per protestare contro il mancato permesso di passare attraverso il Paese.

E altre 1.500 persone sono ferme in Serbia in attesa di registrazione.

Il governo macedone ha deciso la stretta sabato: permetterà l'ingresso solo ai cittadini della Siria, Afghanistan e Iraq attraverso il suo confine meridionale con la Grecia, vietando l'accesso a tutti coloro che sono considerati migranti economici. "Dal momento che Slovenia, Croazia e Serbia hanno deciso di applicare criteri di selezione tra rifugiati e migranti economici che viaggiano verso i paesi occidentali dell'Ue, la Macedonia ha attivato nella stessa misura", ha spiegato il ministero degli Interni macedone in un comunicato. La nota precisa che non sarà consentito il passaggio attraverso l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, tra gli altri, ai cittadini di Iran, Pakistan, Marocco, Bangladesh, Liberia, Algeria. Di qui la protesta dei 2mila che hanno occupato i binari: per la maggior parte sono marocchini, ma alcuni provengono da Algeria, Tunisia, Libia, Libano, Iran, Pakistan, Bangladesh e Congo. Minacciano uno sciopero della fame se le autorità macedoni non li lasceranno andare verso l'Europa occidentale.

Con l'arrivo dell'inverno nei Balcani, i rifugiati saranno costretti ad affrontare non solo il calo delle temperature, ma anche la carenza di generi di prima necessità. La continua apertura e chiusura delle frontiere aggiunge ulteriori difficoltà, perché costringe i migranti a cambiare il loro tragitto. La situazione è destinata a peggiorare nei prossimi mesi: le pesanti nevicate renderanno il viaggio dei migranti più difficile e ancor più pericoloso. Ansa 23 nov 2015

Nell'ambito di un nuovo programma di intervento, NutriAid sta elaborando un piano di fornitura di materiale e l'invio di personale specializzato.


bassirou 250


Un po' di francese ....

Bassirou ha 11 anni ed è uno dei tanti bambini talibé (piccoli mendicanti legati alle scuole coraniche, molto diffuse in Africa Occidentale e in quindi anche in Senegal) sostenuti da NutriAid tramite il programma SAD, che si svolge nel comune di Yène, a sud della capitale Dakar.
Bassirou non è originario di questa zone del Paese, la sua famiglia infatti si trova in un'altra regione del Senegal, molto distante da Yène.
Bassirou ha sempre vissuto in povertà, i suoi genitori si dedicano ad attività informali che non garantiscono un reddito stabile e hanno molti figli.
Quando il bambino aveva circa 6 anni è stato affidato ad un maestro coranico (un lontano parente della famiglia) che lo ha portato a Yène e più precisamente nel villaggio di Niangal. Bassirou è stato così inserito nella scuola coranica del villaggio. In realtà non si tratta di una scuola vera e propria, ma più precisamente di uno spazio informale dove i bambini talibé imparano a memoria ed esclusivamente dei versetti del corano scritti su delle tavolette di legno. Quando non imparano il corano vanno a mendicare perché per frequentare la scuola le famiglie non pagano le rette e il maestro, per sostentarsi e mantenere la propria famiglia, utilizza le offerte raccolte quotidianamente dai talibé. Si tratta ovviamente di sfruttamento minorile, anche. Molte ONG e organismi internazionali, tra cui l'UNICEF, si battono per rendere almeno accettabili le condizioni di vita dei talibé, ma il fenomeno è talmente tanto vasto e radicato nella società senegalese (si calcola che in Senegal i bambini talibé siano tra i 50mila e oltre 100mila) che una soluzione al fenomeno resta ancora lontana.

ghi 250

PRESENTATO IL NUOVO INDICE GLOBALE DELLA FAME
Decimo rapporto dell’Indice Globale della Fame (Global Hunger Index –GHI-)

Presentato lunedì 12 ottobre 2015, al Conference Center di Expo Milano, il decimo rapporto dell’Indice Globale della Fame (Global Hunger Index - GHI).

Calcolato ogni anno dalla Food Policy Research Institute (IFPRI), il GHI rappresenta la situazione della fame a livello globale ed evidenzia successi e insuccessi nei tentativi di riduzione dle problema fornendo approfondimenti e aumentando la consapevolezza e la comprensione delle differenze regionali e nazionali.

Per illustrare la natura multidimensionale della fame, il GHI raggruppa tre indicatori ugualmente ponderati e raccolti in un unico numero indicativo:
1. Denutrizione: indica la percentuale di sottonutriti in rapporto alla popolazione totale (rappresenta la quota di popolazione con apporto calorico insufficiente);
2. Bambini sottopeso: indica la percentuale di bambini di età inferiore ai cinque anni con peso inferiore alla media;
3. Mortalità infantile: indica il tasso di mortalità dei bambini al di sotto dei cinque anni e rappresenta la sinergia fatale tra apporto alimentare inadeguato e ambienti insalubri.

La GHI classifica i paesi su una scala di 100 punti dove Zero è il punteggio migliore (senza fame), e 100 il peggiore, anche se nessuno di questi due estremi viene raggiunto nella pratica.

Ecco qui il rapporto curato da CESVI/Alliance: http://www.cesvi.org/www.cesvi.org/GHI_ITA_2014.pdf 

goals

UN: Riuniti a New York i Capi di Stato e di Governo per elaborare
17 obiettivi e 169 target per lo sviluppo globale
da raggiungere entro il 2030

 

La nuova Agenda rappresenta un piano ambizioso per eliminare la povertà entro il 2030 e per promuovere la prosperità economica, lo sviluppo sociale e la protezione dell’ambiente su scala globale.
Il 2015, Anno Europeo dello Sviluppo, rappresenta il culmine di tutti i dialoghi, conferenze e meeting per la ridefinizione delle politiche di sviluppo globali, con un occhio più attento alla sostenibilità. È inoltre l’ultimo anno possibile per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (OSM).
L’UE, il principale donatore di aiuti pubblici allo sviluppo, ha avuto un ruolo di spicco nel perseguimento degli OSM, supportando circa 60 Paesi nello sviluppo di politiche agricole sostenibili e nella promozione della sicurezza alimentare, determinanti per l’eliminazione della povertà. Lo ha fatto inoltre collaborando con l’UNICEF e l’UNESCO per assicurare a tutti i bambini l’istruzione primaria e lavorando a stretto contatto con i Paesi partner per il miglioramento del settore sanitario, al fine di ridurre la mortalità infantile e combattere le malattie endemiche. Questi sforzi non sono però sufficienti. La strada da percorrere per l’eliminazione della povertà e la partecipazione di tutti allo sviluppo mondiale è ancora lunga.

Formaz xsonale medico  4 r

XIII Corso di formazione base
Medici in Africa

4/6 giugno 2015
Genova, Auditorium del Galata Museo del Mare,
(Calata dei Mari, 1 Darsena) 
 

Il Presidente di NutriAid
dr. Costanzo Bellando
interverrà come relatore 
sabato 6 giugno alle ore 12.00
con una relazione su "Malnutrizione e centro nutrizionale" 

Il corso di formazione è riservato alle seguenti figure professionali: Medico Chirurgo Specialista (Area Interdisciplinare), Infermieri ed Ostetriche.

Photo: ©FAO/Seyllou Diallo

72 paesi hanno raggiunto l'Obiettivo di Sviluppo del Millennio di dimezzare la proporzione delle persone cronicamente sottoalimentate


Una contadina del Gambia mostra un mazzetto di riso secco durante una siccitá.
Roma, 27 maggio 2015 - Il numero complessivo delle persone che soffrono la fame nel mondo è sceso a 795 milioni - 216 milioni in meno rispetto al biennio 1990-92 - vale a dire circa una persona su nove - si legge nell'ultima edizione del rapporto annuale delle Nazioni Unite sulla fame (Lo stato dell'insicurezza alimentare nel mondo 2015 - SOFI).

Nei paesi in via di sviluppo, la prevalenza della denutrizione - che misura la percentuale di persone che non sono in grado di consumare cibo sufficiente per una vita attiva e sana - è scesa al 12,9% della popolazione, un calo dal 23,3% di un quarto di secolo fa, afferma il SOFI 2015, pubblicato oggi dall'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura delle Nazioni Unite (FAO), dall'IFAD e dal Programma alimentare mondiale (WFP).

La maggioranza - 72 su 129 - dei paesi monitorati dalla FAO hanno raggiunto l'Obiettivo del Millennio di dimezzare la prevalenza della denutrizione entro il 2015, con i paesi in via di sviluppo nel loro complesso che hanno mancato l'obiettivo per un piccolo margine. Inoltre, 29 paesi hanno raggiunto l'obiettivo più ambizioso posto dal Vertice Mondiale sull'Alimentazione del 1996 di dimezzare il numero totale delle persone denutrite entro il 2015.

"Il quasi raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio sulla fame ci dimostra che è possibile eliminare questa piaga nel corso della nostra esistenza. Dobbiamo essere la generazione Fame Zero. Questo obiettivo dovrebbe essere integrato in tutti gli interventi politici ed essere al centro della nuova agenda per lo sviluppo sostenibile da stabilire quest'anno", ha dichiarato il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva.

"Se vogliamo veramente creare un mondo libero dalla povertà e dalla fame, allora dobbiamo fare degli investimenti nelle aree rurali dei paesi in via di sviluppo - dove la maggior parte dei più poveri e delle persone che soffrono la fame vivono - la nostra priorità nelle politiche di sviluppo", ha affermato il Presidente dell'IFAD, Kanayo F. Nwanze . "Dobbiamo lavorare per trasformare le nostre comunità rurali in modo da fornire posti di lavoro dignitosi, condizioni e opportunità decenti. Dobbiamo investire nelle zone rurali cosicché le nazioni possano avere una crescita equilibrata e in modo che i tre miliardi di persone che vivono in zone rurali possano realizzare il proprio potenziale.

"Uomini, donne e bambini hanno bisogno ogni giorno di cibo nutriente per avere qualche possibilità di un avvenire libero e prospero", ha detto la Direttrice Esecutiva del WFP, Ertharin Cousin. "Corpi e menti sani sono fondamentali sia per la crescita individuale che per quella economica, e la crescita deve essere inclusiva per fare della fame una storia del passato".

Grandi passi avanti, nonostante le sfide ambientali

I progressi verso la piena realizzazione degli obiettivi di sicurezza alimentare stabiliti per il 2015, sono stati ostacolati in questi anni da condizioni economiche globali difficili.

Eventi meteorologici estremi, calamità naturali, instabilità politica e conflitti civili hanno anch'essi  contribuito a ostacolare il progresso - sono 24 i paesi africani che oggi stanno affrontando crisi alimentari, il doppio rispetto al 1990; circa una persona su cinque che soffre la fame vive in ambienti di crisi caratterizzati da una governance debole e da una estrema vulnerabilità alle malattie e alla morte.

Il SOFI 2015 fa notare che, nel corso degli ultimi 30 anni, le crisi sono passate da eventi catastrofici, di breve durata, intensi e molto visibili, a situazioni protratte nel tempo causate da una combinazione di fattori, in particolare dal susseguirsi di catastrofi naturali e conflitti - con il cambiamento climatico, e le crisi finanziarie e dei prezzi spesso tra i fattori di aggravamento.

I tassi della denutrizione e della fame nei paesi che soffrono di crisi prolungate sono tre volte più alti che altrove. Nel 2012, circa 366 milioni di persone vivevano in situazioni di questo tipo - di questi 129 milioni erano denutriti - il 19% di tutte le persone che soffrono d'insicurezza alimentare nel mondo.

Per di più va tenuto presente che, accanto a queste sfide, la popolazione mondiale è cresciuta dal 1990 a oggi di 1,9 miliardi, e questo rende la riduzione del numero di persone che soffrono la fame ancora più straordinaria, secondo il rapporto.

Luci e ombre sulla mappa della fame

Un notevole abbassamento della fame è stato raggiunto in Asia orientale e progressi molto veloci vi sono stati in America Latina e nei Caraibi, nel sud-est asiatico e nell'Asia centrale, come pure in alcune parti del continente africano, dimostrando che una crescita economica inclusiva, investimenti agricoli e interventi di protezione sociale, insieme alla stabilità politica, rendono l'eliminazione della fame possibile. Soprattutto, ha favorito i progressi la volontà politica di fare dell'eradicazione della fame un obiettivo centrale dello sviluppo.

L'Africa sub-sahariana è la regione con la più alta prevalenza di denutrizione al mondo - 23,2% della popolazione - vale a dire quasi una persona su quattro. Tuttavia, i paesi africani che hanno investito di più per migliorare la produttività agricola e le infrastrutture di base sono riusciti a raggiungere l'obiettivo di sviluppo del millennio relativo alla fame, soprattutto in Africa occidentale.

La percentuale di persone che soffrono la fame in America Latina e nei Caraibi dal 1990 a oggi è scesa dal 14,7% al 5,5%, ed anche la quota di bambini sottopeso (sotto i 5 anni di età) è fortemente diminuita.  Un forte impegno per la riduzione della fame è stato tradotto in programmi sostanziali di protezione sociale che, insieme con una forte crescita economica, hanno guidato i progressi su scala continentale.

Tendenze diverse sono emerse in Asia. I paesi dell'Est e del Sud-Est asiatico hanno raggiunto una riduzione costante e rapida in entrambi gli indicatori della malnutrizione, sostenuta dagli investimenti nelle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie, ed anche da prospettive economiche favorevoli.

In Asia meridionale, la prevalenza della denutrizione è calata ma modestamente, passando dal 23,9% al 15,7%, ma molti più progressi sono stati fatti nella riduzione del problema dei bambini sotto peso.

In Nord Africa  si è vicini a debellare le forme più gravi di insicurezza alimentare, con la prevalenza di denutrizione al di sotto del 5%, mentre la qualità degli alimenti alimentare è fonte di preoccupazione crescente per l'aumento di sovrappeso e obesità.

In Asia occidentale, dove le condizioni igieniche sono generalmente avanzate e sono bassi i tassi di bambini sottopeso, l'incidenza della fame è aumentata a causa della guerra e dei conflitti civili in alcuni paesi, con le conseguenti grandi migrazioni di rifugiati.

Lezioni dall'esperienza degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio

Se è vero che non esiste una soluzione unica valida per tutti i casi su come migliorare la sicurezza alimentare, il rapporto SOFI evidenzia diversi fattori che hanno giocato un ruolo fondamentale nel raggiungimento dell'obiettivo della fame.

In primo luogo, il miglioramento della produttività agricola, soprattutto da parte delle piccole famiglie contadine, ha portato a notevoli passi avanti nella riduzione di fame e povertà. I paesi africani che hanno avuto i migliori risultati su questo fronte, hanno anche raggiunto l'obiettivo del Millennio sulla fame, mentre quelli che hanno fatto progressi più lenti non vi sono riusciti.

In secondo luogo, mentre la crescita economica è sempre utile, se non altro perché amplia la base di gettito fiscale necessario per finanziare i trasferimenti sociali e gli altri programmi di assistenza, deve essere inclusiva per contribuire a ridurre la fame. Una crescita inclusiva fornisce opportunità a coloro che hanno minori risorse e competenze per incrementare i propri redditi, fornendo quella capacità di resistenza di cui hanno bisogno per superare tutte le calamità sia naturali che provocate dall'uomo. Aumentare la produttività degli agricoltori a livello familiare è un modo efficace per uscire dalla povertà e dalla fame.

In terzo luogo, l'espansione della protezione sociale.  Spesso trasferimenti di denaro alle famiglie vulnerabili, ma anche buoni pasto, programmi di assicurazione sanitaria o mense scolastiche, magari con appalti dati agli agricoltori locali, sono correlati fortemente con progressi nella riduzione della fame e con la possibilità che tutti i membri della società abbiano una sana alimentazione per perseguire una vita produttiva.

Il SOFI stima che grazie alle misure di protezione sociale si riesca ad evitare che circa 150 milioni di persone in tutto il mondo cadano nella povertà estrema - ma più di due terzi dei poveri continuano a non avere accesso a forme regolari e prevedibili di sostegno sociale. I trasferimenti di denaro aiutano le famiglie a gestire i rischi e a mitigare gli effetti di disastri improvvisi, che altrimenti li lasciano intrappolati nella povertà e nella fame.


perimetrobrachiale-news

SCREENING NUTRIZIONALE NEL COMUNE DI YENNE

Nel comune di Yenne la situazione di insicurezza alimentare è tornata allarmante.
Nonostante il nostro impegno, infatti, i dati dell'ultimo screening nutrizionale, realizzato dall'equipe di progetto, mostrano percentuali elevate di malnutrizione tra i bambini di età compresa tra i 6 e 59 mesi.


Tra la fine di aprile e gli inizi di maggio gli agenti comunitari impegnati nelle nostre UREN­C (Unità di Recupero e di Educazione Nutrizionale Comunitaria) hanno effettuato sessioni di massa per controllo dello stato nutrizionale della popolazione infantile dei 4 villaggi coinvolti nel progetto (Niangal, dove sono state attivate 2 UREN­C; N'Ditakh, Kelle e Toubab Dialaw, che contano rispettivamente una UREN ciascuno).

In totale sono stati esaminati 645 bambini, sottoposti al controllo del perimetro brachiale. Questo metodo è quello raccomandato dai protocolli internazionali per gli screening di massa e consente una rapida diagnosi dello stato nutrizionale dei bambini durante le attività comunitarie che coinvolgono la popolazione di interi quartieri o di interi villaggi.

I risultati ottenuti dimostrano che oltre il 6% dei bambini esaminati soffre di malnutrizione acuta.
Questo significa, per la nostra equipe, aumentare sforzi e risorse per riportare la situazione a livelli meno drammatici.

Questo sito fa uso dei Cookie per il funzionamento della piattaforma e per le statistiche. Segui il link se desideri maggiori dettagli.

Prosegui se sei d'accordo