buttonattivatiinformati

News

2C31BFF8C8D7EAF344BE49943C707C069F74843E297329CD99pimgpsh fullsize_distr_r

Senegal
Buone notizie
per il Paese della teranga
(ospitalità in lingua Wolof) 

NutriAid sta infatti avviando due nuove progettualità che, congiuntamente allo storico programma di prevenzione e presa in carico della malnutrizione infantile svolto nel Comune di Yène, porteranno a 3, gli interventi operativi che la nostra Organizzazione realizzerà in Senegal tra il 2017 e il 2018.

Un primo intervento s’inserisce nel quadro della professionalizzazione dei giovani inoccupati della periferia di Dakar. Il progetto è stato finanziato dal Ministero dell'Interno e vede la Regione Piemonte come capofila. NutriAid è stata designata come ente coordinatore dell’area di Malika, un Comune situato alle porte di Dakar, che conta circa 60mila persone e caratterizzato da un alto tasso di disoccupazione giovanile. A Malika NutriAid interverrà in partnership con altre ONG piemontesi e senegalesi e con il Comune locale, per la promozione della formazione professionale dei giovani e l'avvio di start-up in ambito sanitario.

Lo scopo ultimo del progetto è quello di creare opportunità lavorative in loco per i giovani senegalesi che spesso, non percependo un futuro certo nel proprio Paese, scelgono la via dell’emigrazione irregolare, esponendosi a rischi enormi, nel tentativo di raggiungere l’Europa.

NutriAid, che da tempo sta maturando esperienze significative con i migranti, fornendo servizi sanitari ai popoli in fuga, lungo le rotte migratorie e in Italia, assume quest’incarico con profondo impegno e professionalità. Tutto il nostro staff è infatti consapevole della drammatica attualità che il fenomeno migratorio rappresenta per le società africane e per quelle occidentali ed è pronto a dare il proprio contributo per fornire un’alternativa possibile a chi non vede altre strade percorribili di fronte a sé, se non quella di lasciare la propria dimensione, culturale, linguistica ed affettiva pur di sperare in un avvenire migliore.

La seconda iniziativa si pone in linea di continuità con il programma nutrizione. Dopo aver profuso tante risorse e dedizione per ridurre l’impatto immediato della malnutrizione acuta infantile nel Comune di Yène (Regione di Dakar), stiamo partendo con un progetto di sicurezza alimentare che consentirà alle famiglie vulnerabili all’insicurezza alimentare e nutrizionale di autoprodurre cibo!
267 piccoli agricoltori locali, in larga maggioranza donne, saranno formati ed equipaggiati adeguatamente al fine di accrescere la produzione agricola. I siti di coltivazione saranno dotati di pozzi consentendo di irrigare i terreni durante la lunga stagione secca e rendendo quindi possibile la produzione di ortaggi e legumi, essenziali per assicurare una dieta equilibrata dal punto di vista alimentare e nutrizionale.

Il progetto è stato finanziato dalla Regione Piemonte e vede il comune di Borgaro Torinese l’ente capofila, mentre NutriAid assicurerà l’implementazione in loco dell’iniziativa.

Il nuovo anno si apre quindi con ottime prospettive di sviluppo nelle aree geografiche senegalesi in cui NutriAid sta operando e noi terremo aggiornati i nostri amici e sostenitori circa gli sviluppi dei progetti in atto!

 


lp fox_back_5k_rgb_jpg_221x221_crop_q85

Kenya 
Work in progress
Per ogni fine c'è un nuovo inizio!
cit. A. de Saint-Exupery 

 

Così recita una delle frasi più famose del "Il Piccolo Principe" ed è proprio così per NutriAid: concluso il 2016 si ricomincia il 2017 con un Nuovo Inizio che quest'anno per noi è sinonimo di Kenya.

Parte infatti il nuovo progetto "Mai più senza cibo: intervento di rafforzamento della Sicurezza Alimentare e Nutrizionale nelle zone Aride e semi Aride del Kenya settentrionale" in collaborazione con Fondazione Albero della Vita, grazie anche al contributo della Regione Lombardia.

Una sfida tutta nuova per NutriAid che intende rafforzare lo status nutrizionale dei bambini residenti presso le comunità pastorali della Contea di Samburu (aree di Wamba West, Lodokejek e Baawa) agendo in 2 ambiti: il primo prettamente sanitario, il secondo più sperimentale volto alla produzione di alimenti iper-nutrienti ovvero la Moringa e la Spirulina, due alimenti diventati molto famosi in Italia perchè uilizzati come integratori proteici da sportivi e vegetariani e vegani.

Proprio per dedicarsi all'avvio di questo progetto partiranno i Responsabili Progetto di NutriAid il 20 Febbraio!

Durante la prima missione i nostri esperti getteranno la basi per il lavoro di rafforzamento dei servizi nutrizionali sul territorio rivolti alle comunità per affrontare la problematica della malnutrizione infantile, ancora troppo diffusa in queste zone.

Rafforzare la gestione sanitaria su base comunitaria significa migliorare la risposta sanitaria per la cura della malnutrizione a più livelli: sia all'interno dei centri sanitari preposti, sia a livello comunitario, ovvero tramite l'azione svolta dagli Agenti Comunitari di Salute. Una efficace e corretta interazione tra i vari livelli comporta una significativa riduzione del numero di casi di malnutrizione e l'insorgere di patologie ad esse correlate.

In secondo luogo visiteranno le scuole dei villaggi coinvolti e che ospitano al loro interno delle School/farm ovvero delle Fattorie Modello in cui si insegnano ai bambini nozioni di agricoltura, apicultura, allevamento e approvvigionamento idrico inserite come percorsi formativi informali. All'interno di queste Fattorie Scolastiche sarà sperimentata la produzione di moringa e spirulina.

Il progetto ha un costo complessivo di 112.000 € di cui parte finanziati da FADV e Regione Lombardia. Ma per poter raggiungere tutti gli importanti obiettivi che ci siamo preposti serve il vostro aiuto!

Sostieni ora il progetto! 

25 € Acquisto piante di Moringa

48 € Acquisto Concimi per Fattorie Scolastiche

95 € Acquisto Attrezzatura Medica per Programma Nutrizionale

500 € Impianto 1 vasca produzione di Spirulina

1.500 € Borsa di studio per Ricercatore su gli effetti della Moringa e Spirulina

INVIA ORA LA TUA DONAZIONE


4446E1E9B46E374494FDEABE47729A016BBBB99F1A12340A50pimgpsh fullsize_distr_r

Corno d'Africa
Milioni di persone fuggono
per non affrontare
la carenza di cibo

La FAO sollecita risposta immediata per evitare la catastrofe della carestia come quella del 2011 provocata dalla grave siccità.

Si stima infatti che oltre 17 milioni di persone siano attualmente a livelli di grave insicurezza alimentare a Gibuti, Eritrea, Etiopia, Kenya, Somalia, Sud Sudan, Sudan e Uganda.

ADDIS ABEBA - C'è stato un quarto delle precipitazioni in meno nel trimestre ottobre-dicembre nei paesi del Corno d'Africa, che dunque si trovano ad affrontare l'ennesima siccità. E' quanto fa sapere un report diffuso della FAO. Si stima infatti che oltre 17 milioni di persone sono attualmente a livelli di crisi e insicurezza alimentare di emergenza a Gibuti, Eritrea, Etiopia, Kenya, Somalia, Sud Sudan, Sudan e Uganda, nei quali sono ormai urgenti misure di assistenza umanitaria.

Le aree di maggiore copertura riguardano gran parte della Somalia, nord-est e il Kenya costiera, a sud-est dell'Etiopia, oltre che nella regione-stato di Afar, nell'Etiopia nord-orientale, abitata in maggioranza dall'omonima popolazioni. Ma anche nel Sud Sudan e nella regione sudanese del Darfur. La responsabilità viene dagli esperti attribuita ancora una volta agli effetti de El Niño. E in più il peso del debito. Attualmente, quasi 12 milioni di persone in Somalia, Etiopia e Kenya hanno bisogno di assistenza alimentare, le famiglie devono affrontare un accesso limitato al cibo e di reddito. A questo si somma il peso insopportabile del debito che aumenta, la bassa produzione di cereali, il calo delle scorte di sementi, del latte, della carne. Un avviso di pre-carestia è stato lanciato per la Somalia. Carenza acuta di cibo e diffusa malnutrizione rimane una delle principali preoccupazioni in molte parti del Sud Sudan, il Sudan (Darfur occidentale) e la regione di Karamoja in Uganda.

Si profila il disastro della carestia del 2011. "L'entità della situazione richiede un'azione comune immediata e il coordinamento a livello nazionale e regionale - ha detto vicedirettore generale, per gli eventi climatici e naturali della FAO, Maria Helena Semedo - non possiamo aspettare che un disastro come la carestia nel 2011". Semedo ha parlato per conto del Direttore Generale della FAO in un gruppo ad alto livello sulla situazione umanitaria nel Corno d'Africa, presieduto da parte delle Nazioni Unite Segretario generale, António Guterres, a margine del vertice dell'Unione Africana del 28 gennaio scorso ad Addis-Abeba. "La situazione di siccità nella regione è estremamente preoccupante - ha aggiunto la Semedo - soprattutto in quasi tutta la Somalia, ma anche in tutta meridionale e l'Etiopia sud-orientale, e nel nord del Kenya. Di conseguenza, con le prossime piogge ad almeno otto settimane di distanza, il prossimo 'non raccolto' principale ci potrà essere a luglio, con milioni di persone a rischio di insicurezza alimentare in tutta la regione".

Gli impatti della siccità. Ripetuti episodi di siccità hanno portato a raccolti scarsi, epidemie, al deterioramento dell'acqua e a condizioni di pascolo impraticabili, con il risultato di migliaia di animali morti. "L'insicurezza e shock economici influenzano le persone più vulnerabili" - ha avvertito Bukar Tijani, Vice Direttore Generale FAO e rappresentante regionale per l'Africa - la situazione si sta rapidamente deteriorando e il numero di persone che hanno bisogno di mezzi di sussistenza e di assistenza di emergenza umanitaria è destinato ad aumentare, come la stagione secca e magra continuare con un significativo impatto negativo sui mezzi di sussistenza e sui beni per la casa, oltre che sulla sicurezza alimentare e la nutrizione delle comunità rurali".

L'aumento delle persone che fuggono. Nel 2016, i rifugiati e i richiedenti asilo sono aumentati di oltre 3 milioni rispetto al 2015. "La partnership della FAO per costruire strumenti di resistenza agli shock e alle crisi nel Corno d'Africa aumenterà", ha assicurato Tijani. Recentemente, l'Organizzazione con sede a Roma e l'IGAD (organizzazione internazionale politico-commerciale formata dai paesi del Corno d'Africa) hanno concordato su alcuni passaggi chiave per migliorare la collaborazione nel mitigare la grave siccità che sta affliggendo i paesi della regione e rafforzare la resilienza.


5521BFD95FFEA2CB974F209BC949D4DE2F9D2FECDD4ED38784pimgpsh fullsize_distr_r

Papa Francesco ha incoraggiato le donne che oggi frequentavano una cerimonia nella Cappella Sistina a sentirsi libere di allattare i propri figli in chiesa.

"La cerimonia è un pò lunga, qualcuno piange perché ha fame", ha detto il Pontefice.

"Voi madri, andate avanti e allattate senza paura. Proprio come la Vergine Maria ha nutrito suo figlio Gesù", ha detto ai fedeli che frequentano la cerimonia annuale che commemora il battesimo di Gesù.

Già in precedenza il Pontefice aveva espresso il suo sostegno per l'allattamento al seno, anche in pubblico.

I vantaggi dell'allattamento al seno oltre ad includere una nutrizione ottimale ed un'impulso al sistema immunitario dei bambini, favoriscono il legame tra madre e figlio e accellerano la perdita di peso della madre dopo la nascita.

In molti paesi in tutto il mondo, tuttavia, le donne sono ancora ampiamente scoraggiate ad allattare al seno, soprattutto in pubblico.


SEN 1447_r

NutriAid e Aspic organizzano il 
6° Corso di Formazione Sanitaria 

Malnutrizione infantile nei Paesi in Via di Sviluppo
Analisi delle cause sottese 
e componenti chiave del trattamento

Attraverso l'approfondimento delle cause che generano il grave quadro della malnutrizione acuta infantile, il Corso si propone di delineare il trattamento di condizioni cliniche responsabili di iponutrizione e di sensibilizzare sui numerosi fattori che incidono negativamente su salute e sviluppo del bambino.

Il Corso avrà un taglio prevalentemente pratico: attraverso la presentazione di linee guida, esperienze di successo e casi studio il discente sarà stimolato a identificare e dettagliare specifici problemi nell'ambito della lotta contro la malnutrizione e a proporre possibili soluzioni.

Nella prospettiva di una futura missione dovrà imparare a cimentarsi nella definizione di un piano di intervento, nella sua implementazione e monitoraggio, nella valutazione dei risultati raggiunti e nella stesura della relazione finale.

Il progetto si pone l'obiettivo di formare medici nell'ambito della lotta contro la Malnutrizione Acuta infantile (MA) nei Paesi in via di Svilupo (PVS), fornendo loro una visione a tutto campo del problema.

Il Corso è suddiviso in 4 moduli ciascuno suddiviso in 2 giornate:

E' possibile partecipare ad uno o più moduli.

20-21 gennaio 2017
EMERGENZE NUTRIZIONALI: ANALISI DEL CONTESTO, TIPOLOGIA DI RISPOSTE E SORVEGLIANZA

24-25 febbraio 2017
ALIMENTAZIONE IN PARTICOLARI FASCE DELLA VITA E IN CONDIZIONI DI EMERGENZA

24-25 marzo 2017
PREVENIRE E TRATTARE LA MALNUTRIZIONE

19-20 maggio 2017
COMPONENTI DI PROGRAMMI NUTRIZIONALI SU BASE COMUNITARIA

Tra coloro che avranno completato i 4 moduli e superato la prova finale saranno selezionati alcuni soggetti che potranno prendere parte ad una missione per un periodo da 1 a 3 mesi presso uno dei progetti nei PVS in cui NutriAid e Aspic sono operativi.

Il Corso è riservato a:

Medici, in particolare pediatri, farmacisti, infermieri, infermieri pediatrici, ostetriche e in generale a tutte le categorie sanitarie.
I posti disponibili sono 35 di cui 5 riservati agli studenti.

Crediti:

Il Corso è stato accreditato presso il Ministero della Salute, in base alle nuove procedure per l'attribuzione dei Crediti Formativi di "Educazione Continua in Medicina" (E.C.M.) per le professioni di cui sopra. 

In particolare i crediti attribuiti per il I modulo sono 18, mentre per il II e III modulo sono 16. Il IV modulo è in fase di accreditamento.
Ai partecipanti non aventi diritto verrà comunque rilasciato un Attestato di partecipazione.

Quota di partecipazione:

Quota di iscrizione a ciascun modulo: € 120,00

Quota iscrizione 4 moduli: € 400,00

Quota iscrizione studenti: € 60,00 per ciascun modulo e € 200,00 per i 4 moduli

Quota iscrizione per i medici selezionati per la missione nei Paesi in via di sviluppo: RIMBORSO QUOTA di tutti e 4 i moduli

Copia del pagamento dovrà essere inviata contestualmente al modulo d'iscrizione almeno 7 giorni prima dell'inizio del corso.

La quota dà diritto a :

 partecipazione alle sessioni del corso previste

 attestato E.C.M. (agli aventi diritto) / attestato di partecipazione

 materiale didattico –relazioni su supporto informatico, slides..-

Per informazioni scrivere a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. o telefonare al n° 011 4390017

pdfNutriAid Aspic programma corso formazione 2017.pdf

pdfNutriAid Aspic modulo iscrizione corso 2017.pdf


36493DFF14BD33D0037E9F9ABF7166E451671094C2C903395Dpimgpsh fullsize_distr_r

I migranti ci portano le malattie? Perché vengono trattati meglio degli italiani? Scappano davvero da guerre e povertà?

Sono domande allarmate che riecheggiano ogni giorno sui media e sui social network, a cui però corrispondono preconcetti e stereotipi. Medici Senza Frontiere ha deciso di lanciare 'Anti-slogan', iniziativa online per sfatare le 10 principali leggende legate alla migrazione con dati e risposte specifiche e alla portata di tutti, per facilitare la comprensione di della crisi globale e contribuire a un'informazione corretta, priva di luoghi comuni, partendo dalle tante domande raccolte con la campagna #Milionidipassi.

«La crisi in atto – di cui le persone in fuga e non le nostre società sono la parte vulnerabile e minacciata – va affrontata attraverso risposte corrette, basate sulla realtà dei fatti – spiega Loris De Filippi, presidente di MSF L'Anti-slogan è la nostra proposta per dare a tutti l'opportunità di capire e per restituire umanità all'approccio comune verso persone in drammatiche difficoltà».

Ecco le 10 false verità e i dati reali che le smentiscono:

1) Ci portano le malattie! In realtà, migranti non rappresentano un rischio per la salute pubblica. Nel corso di oltre dieci anni di attività mediche in Italia, MSF non ha memoria di un solo caso in cui la presenza di migranti sul territorio sia stato causa di un'emergenza di salute pubblica. È anzi il loro stato di salute a peggiorare a causa delle difficili condizioni in cui si trovano a vivere una volta arrivati in Italia......

2) Li trattiamo meglio degli italiani! In realtà, il sistema d'accoglienza italiano è largamente insufficiente: più del 70% dei richiedenti asilo sono in strutture straordinarie, spesso con personale e servizi insufficienti, mentre 10.000 vivono in siti di fortuna al di fuori del sistema. Riguardo ai 35 euro al giorno, vanno agli enti che gestiscono i centri, mentre solo 2,5 euro vengono corrisposti al richiedente asilo. Questi fondi vengono peraltro stanziati in parte rilevante dall'UE

3) Aiutiamoli a casa loro! In realtà, la comunità internazionale da decenni si pone come obiettivo di eliminare la fame e la povertà estrema ma, nonostante sforzi e investimenti, i risultati sono ancora insufficienti. Gli aiuti internazionali da soli non bastano a consentire il rientro a casa in sicurezza di chi fugge da conflitti, persecuzioni e violenza, e in alcuni contesti l'instabilità è tale che non esistono le garanzie minime di sicurezza per mantenere programmi di assistenza

4) Ci rubano il lavoro! In realtà, non esistono studi che portino dimostrazioni inconfutabili al proposito. Al contrario, le analisi esistenti mettono in evidenza la scarsa "concorrenzialità" tra lavoro straniero e autoctono. Secondo il Ministero del Lavoro solo l'1,3% dei lavoratori italiani con laurea svolge un lavoro manuale non qualificato, mentre questa percentuale si alza all'8,4% nei lavoratori extra-comunitari. Inoltre, secondo l'INPS ogni anno gli "immigrati" versano 8 miliardi di euro di contributi e ne ricevono 3 in pensioni e altre prestazioni, con un saldo netto di circa 5 miliardi

5) Vengono tutti in Italia! In realtà, la maggior parte dei migranti non si "imbarca" per l'Europa. Degli oltre 65 milioni di persone costrette alla fuga nel 2015, l'86% è rimasto nelle aree più povere del mondo: il 39% in Medio Oriente e Nord Africa, 29% in Africa, 14% in Asia e Pacifico, 12% nelle Americhe, solo il 6% in Europa. In Italia si trovano 118.000 rifugiati (ovvero 1,9 ogni 1000 italiani) e 60.000 richiedenti asilo. L'Italia è agli ultimi posti in Europa per incidenza dei rifugiati sulla popolazione totale

6) Sbarcano i terroristi! In realtà, la maggior parte degli affiliati ai gruppi terroristici coinvolti negli attentati in Europa erano già presente sul territorio e cittadini europei. Ci sono stati isolati episodi di richiedenti asilo coinvolti in attentati, ma nella stragrande maggioranza dei casi a bussare alle nostre porte sono persone vulnerabili che fuggono da guerre e violenza. I rifugiati non sono terroristi, ma vittime del terrore. Il vero rischio è la strumentalizzazione di queste paure

7) Sono pericolosi! In realtà, sono più vulnerabili che pericolosi. Studi internazionali negano una corrispondenza diretta tra l'aumento della popolazione immigrata e le denunce per reati penali. Se sono molti i detenuti stranieri nelle carceri italiane (34%), è dovuto a fattori precisi. Per es. a parità di reato gli stranieri sono sottoposti a misure di carcerazione preventiva o controlli molto più spesso degli italiani

8) Non scappano dalla guerra! In realtà, la distinzione tra rifugiati e migranti economici è una semplificazione. I motivi che spingono le persone a fuggire sono diversi e spesso correlati: guerre, instabilità politica e militare, regimi oppressivi, violenze, povertà estrema. Il diritto di ogni persona a chiedere protezione internazionale prescinde dalla nazionalità e dal paese di origine. A contare sono le cause della fuga, le persecuzioni subite o minacciate, la vulnerabilità e i bisogni di assistenza e cure mediche

9) Sono tutti uomini giovani e forti! In realtà, la maggioranza delle persone che arrivano in Europa è rappresentata da giovani uomini perché hanno una condizione fisica migliore per poter affrontare un viaggio così duro, ma il numero di famiglie, donne e minori non accompagnati è in aumento. Secondo l'UNHCR, su circa un milione di persone arrivate in Grecia, Italia o Spagna via mare nel 2015, il 17% è costituto da donne e il 25% da bambini

10) Hanno pure lo smartphone! In realtà, per chi fugge ed è costretto a intraprendere un lungo e pericoloso viaggio, i cellulari sono beni di prima necessità: sono il mezzo più economico per stare in contatto con i propri familiari; permettono di capire dove ci si trova, attraverso la geolocalizzazione; servono a condividere informazioni fondamentali su rotte, mappe, pericoli alle frontiere, blocchi.

Corriere Sociale
Gaia Pascucci

EFFICACIA DEL MUAC EFFETTUATO DALLE MAMME 

La misurazione della circonferenza braccio (mid-upper arm circumference MUAC) è un semplice strumento di screening, che si è dimostrato un utile predittore di mortalità in bambini affetti da malnutrizione acuta, migliore di altri indicatori antropometrici. Questo studio, effettuato in due diverse regioni del Niger, compara le misurazioni effettuate dalle mamme e dagli operatori comunitari di sanità, concludendo che le mamme hanno ottenuto risultati non inferiori ad un costo notevolemente minore.

Leggi l'articolo:

 MUAC effettuato dalle mamme

15BA5121W r

"Forced to Flee: Inside the 21st Largest Country" 

Diffuso il rapporto di Save the Children, che ha immaginato un Paese inesistente
dove ha idealmente sistemato tutti i profughi del mondo che in questo nostro tempo
scappano da guerre e disastri ambientali.
Lo scopo è quello di attirare l'attenzione sui loro bisogni e fare chiarezza sulla loro situazione

ROMA - Mentre inizia l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, Save the Children chiede a tutti i Paesi di intervenire con urgenza per dare un futuro ai bambini sfollati e rifugiati, esclusi da accesso a educazione e cure sanitarie ed esposti a pratiche dannose e a rischio di contrarre infezioni e morire per cause facilmente prevenibili.

Un Paese immaginato. Una popolazione tra le più giovani e con il tasso di crescita demografica più alto al mondo, ma in fondo alla classifica globale per il tasso di frequenza scolastica e con un livello allarmante di mortalità infantile per cause prevenibili, come la polmonite: sarebbero questi gli indicatori chiave dell'ipotetico Paese "creato" da Save the Children, immaginando di raggruppare tutti i rifugiati del mondo in un unico Paese, con l'obiettivo di attirare l'attenzione sui loro bisogni e fare chiarezza sulla loro situazione. Un Paese che sarebbe 21° al mondo per numero di abitanti, davanti a nazioni come l'Italia e il Regno Unito.

Il Rapporto. Il nuovo rapporto Forced to flee: Inside the 21st Largest Country ("Costretti a fuggire: dentro al 21° Paese al mondo") diffuso oggi da Save the Children prende in esame i principali indicatori sulle condizioni di vita del "21° Paese" confrontandoli con quelli degli altri Paesi, in particolare sulle aree che influiscono sul benessere dei bambini - dall'educazione, all'accesso alla salute e all'acqua, fino alla mortalità materno-infantile e alla disoccupazione. Dai risultati emergono da un lato le enormi difficoltà che rifugiati e sfollati interni devono affrontare, ma dall'altro il prezioso contributo che questi potrebbero apportare ai Paesi e alle comunità ospitanti se venisse loro permesso di lavorare legalmente.

Fuggono dalle loro case 24 persone al minuto. Ogni giorno i conflitti e le persecuzioni costringono quasi 34.000 persone nel mondo - 24 persone al minuto - a fuggire dalle loro case per cercare rifugio altrove. "Così come nel caso del team di rifugiati creato dal Comitato Olimpico Internazionale, che abbiamo visto gareggiare di recente nelle Olimpiadi di Rio - ha detto Valerio Neri, direttore di Save the Children Italia - immaginare tutte le persone in fuga come residenti di un unico Paese è un modo per sottolineare le proporzioni di questo dramma e ricordarci quanto sia urgente dare risposta ai loro bisogni: una popolazione di queste dimensioni non può essere semplicemente ignorata".

Una popolazione in crescita allarmante. Uno dei dati più allarmanti è la velocità a cui la popolazione del 21° Paese sta crescendo. Il numero di persone rifugiate e sfollate è passato da 59,5 milioni nel 2014 a 65,3 milioni nel 2015: un aumento annuo del 9,75%, superiore a qualsiasi altro Paese al mondo. Al ritmo attuale di crescita, potrebbe diventare il quinto Paese entro il 2030. L'età media è tra le più basse in assoluto, con metà della popolazione che ha meno di 18 anni. Molti di loro non hanno conosciuto altro che instabilità e conflitti nel corso della loro vita e il numero di minori costretti a fuggire da soli dalle loro case è in aumento.

In Europa, nel solo 2015, 96.000 minori non accompagnati hanno presentato richiesta d'asilo; il 40% di loro erano minori afghani, che avevano dovuto affrontare da soli un viaggio di 48.000 km.

Il dramma dell'esclusione scolastica. Il rapporto evidenzia come il 21° Paese sia ultimo a livello globale per l'accesso alla scuola secondaria e quartultimo per quello della scuola primaria (con il 50% di bambini esclusi, davanti solo a Liberia, al 62%, Sud Sudan ed Eritrea, entrambi al 59%). Per le famiglie che vivono in una zona di conflitto, mandare i bambini a scuola è spesso troppo rischioso, a causa dei ripetuti attacchi agli istituti scolastici: in Repubblica Centrafricana, per esempio, si stima che quasi un terzo delle scuole del Paese siano state attaccate durante la guerra civile e più dell'8% sia stata usata dai gruppi armati come base operativa. Per le famiglie in fuga dai conflitti, come dimostrano le evidenze raccolte da Save the Children, i bisogni educativi dei bambini erano una delle motivazioni più forti che li aveva spinti a fuggire dalla guerra, eppure possono passare mesi o addirittura anni prima che molti di loro riescano a iscrivere i bambini a scuola. Attualmente, un milione di bambini rifugiati siriani non va a scuola e moltissimi altri sono a rischio di abbandono scolastico.

Bambini sotto i 5 anni decimati dalla malaria. Troppi bambini nel 21° Paese muoiono a causa di malattie infettive prevenibili e problemi di salute neonatale. Le principali cause di morte tra i bambini rifugiati sotto i cinque anni sono malaria (20%), polmonite (20%), morte neonatale (11%), malnutrizione (10%) e diarrea (7%). Questi bambini sono esposti a un altissimo rischio di contrarre infezioni, anche a causa delle condizioni abitative e igieniche precarie in cui vivono. Uno studio svolto sui bambini rifugiati del Burundi rivela che le morti materno-infantili sono il 16% di tutte le morti avvenute nel periodo oggetto di esame.

I matrimoni precoci ad argine della povertà. A destare preoccupazione sono anche le pratiche dannose sui minori, come quella dei matrimoni precoci, anche se non esistono dati globali sulla diffusione del fenomeno tra popolazioni sfollate e rifugiate. Uno studio sui rifugiati giordani in Siria rivela però che i matrimoni precoci per le ragazze sono passati dal 12% del 2015 al 32% del 2014: un allarmante aumento del 167% in soli tre anni. Questa pratica, sebbene rappresenti spesso un tentativo delle famiglie di queste ragazze di arginare lo stato di improvvisa povertà e vulnerabilità in cui si trovano, porta invece conseguenze negative che incidono fortemente sulla vita delle ragazze: dall'abbandono scolastico, alle gravidanze precoci e ravvicinate, fino a maggiori rischi di salute e livelli di povertà più alti.

Lo sperpero di energie umane. Le persone sfollate hanno spesso difficoltà oggettive nel trovare lavoro, sia per mancanza di opportunità che per l'assenza di politiche che diano loro la possibilità di lavorare in modo legale nel Paese che li ospita. Secondo le stime del rapporto, il 21° Paese potrebbe essere la 54a economia al mondo se la popolazione avesse adeguato accesso all'impiego.

Questo dato mostra come i rifugiati dovrebbero essere considerati dai Paesi ospitanti come un'importante risorsa e non come un costo sociale.


SEN 1447_r

NUTRIAID e ASPIC organizzano il

Nuovo Corso di Formazione Sanitaria 

Malnutrizione infantile nei Paesi in Via di Sviluppo
Analisi delle cause sottese 
e componenti chiave del trattamento

Attraverso l'approfondimento delle cause che generano il grave quadro della malnutrizione acuta infantile, il Corso si propone di delineare il trattamento di condizioni cliniche responsabili di iponutrizione e di sensibilizzare sui numerosi fattori che incidono negativamente su salute e sviluppo del bambino.

Il Corso avrà un taglio prevalentemente pratico: attraverso la presentazione di linee guida, esperienze di successo e casi studio il discente sarà stimolato a identificare e dettagliare specifici problemi nell'ambito della lotta contro la malnutrizione e a proporre possibili soluzioni.

Nella prospettiva di una futura missione dovrà imparare a cimentarsi nella definizione di un piano di intervento, nella sua implementazione e monitoraggio, nella valutazione dei risultati raggiunti e nella stesura della relazione finale.

Il progetto si pone l'obiettivo di formare medici nell'ambito della lotta contro la Malnutrizione Acuta infantile (MA) nei Paesi in via di Svilupo (PVS), fornendo loro una visione a tutto campo del problema.

Il Corso è suddiviso in 4 moduli ciascuno suddiviso in 3 giornate:

E' possibile partecipare ad uno o più moduli.

22-24 set 2016
EMERGENZE NUTRIZIONALI: ANALISI DEL CONTESTO, TIPOLOGIA DI RISPOSTE E SORVEGLIANZA

20-22 ott 2016
ALIMENTAZIONE IN PARTICOLARI FASCE DELLA VITA E IN CONDIZIONI DI EMERGENZA

24-26 nov 2016
PREVENIRE E TRATTARE LA MALNUTRIZIONE

19-21 gen 2017
COMPONENTI DI PROGRAMMI NUTRIZIONALI SU BASE COMUNITARIA

Tra coloro che avranno completato i 4 moduli e superato la prova finale saranno selezionati alcuni soggetti che potranno prendere parte ad una missione per un periodo da 1 a 3 mesi presso uno dei progetti nei PVS in cui NutriAid e Aspic sono operativi.

Il Corso è riservato a:

Medici, in particolare pediatri, farmacisti, infermieri, infermieri pediatrici, ostetriche e in generale a tutte le categorie sanitarie.
I posti disponibili sono 35 di cui 5 riservati agli studenti.

Crediti:

Il Corso è stato accreditato presso il Ministero della Salute, in base alle nuove procedure per l'attribuzione dei Crediti Formativi di "Educazione Continua in Medicina" (E.C.M.) per le professioni di cui sopra.

I crediti attribuiti per il I modulo sono 18. Per gli altri 3 moduli è in corso la richiesta di accreditamento.
Ai partecipanti non aventi diritto verrà comunque rilasciato un Attestato di partecipazione.

Quota di partecipazione:

Quota di iscrizione a ciascun modulo: € 120,00

Quota iscrizione 4 moduli: € 400,00

Quota iscrizione studenti: € 60,00 per ciascun modulo e € 200,00 per i 4 moduli

Quota iscrizione per i medici selezionati per la missione nei Paesi in via di sviluppo: RIMBORSO QUOTA di tutti e 4 i moduli

Copia del pagamento dovrà essere inviata contestualmente al modulo d'iscrizione almeno 7 giorni prima dell'inizio del corso.

La quota dà diritto a :

 partecipazione alle sessioni del corso previste

 attestato E.C.M. (agli aventi diritto) / attestato di partecipazione

 materiale didattico –relazioni su supporto informatico, slides..-

Per informazioni scrivere a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. o telefonare al n° 011 4390017

pdfNutriAid programma corso malnutrizione 16.pdf

docNutriAid modulo discrizione corso formazione 2016.doc




IMG 2644_r

Secondo il rapporto di Oxfam
Stati Uniti, Cina, Giappone, 
Germania, Francia e Regno Unito 
ospitano solo 2,1 milioni di rifugiati su 24,5

 

I 6 paesi più ricchi del mondo, che insieme rappresentano quasi il 60% dell'economia globale, ospitano meno del 9% dei rifugiati di tutto il mondo, mentre il peso maggiore rimane sulle spalle dei paesi più poveri. 

Secondo il rapporto pubblicato lunedì dalla Ong Oxfam infatti Stati Uniti, Cina, Giappone, Germania, Francia e Regno Unito, che insieme costituiscono il 56,6% del PIL mondiale, ospitano soli 2,1 milioni di rifugiati.

Di questi 2,1 milioni di persone, circa un terzo sono ospitati dalla Germania (736.740), mentre i restanti 1,4 milioni sono divisi tra gli altri cinque paesi. Il Regno Unito ospita soltanto 168,937 rifugiati.

Al contrario, più della metà dei rifugiati nel mondo - quasi 12 milioni di persone - vivono in Giordania, Turchia, Palestina, Pakistan, Libano e Sud Africa, nonostante il fatto che questi Paesi costituiscano meno del 2% dell'economia mondiale.

Secondo il rapporto dell'UNHCR 2015 Global Trends, più di 65 milioni di persone hanno lasciato le loro case a causa della violenza, la guerra e le violazioni dei diritti umani, il numero più alto da quando si è iniziato a studiare il fenomeno.
La maggior parte di questi (40,8 milioni) sono sfollati all'interno del proprio paese, con 21,3 milioni di rifugiati e 3,2 milioni in attesa di decisioni in materia di asilo nei paesi industrializzati.
Il conflitto in Siria ha svolto un ruolo importante in questo spostamento, come hanno fatto i conflitti in Burundi, Repubblica Centrafricana, Iraq, Nigeria, Sud Sudan e Yemen.

Molte persone fuggono nei paesi vicini, ad es. dalla Siria verso la Giordania e la Turchia, Paesi che attualmente ospitano il maggior numero di rifugiati nel mondo: 2,8 milioni in Giordania e 2,75 milioni in Turchia.

Il rapporto di Oxfam constata infine come alcuni Paesi ricchi stiano rendendo più difficile per i rifugiati arrivare in Europa, citando come esempio il trattato di marzo sui rifugiati stipulato tral'UE e la Turchia.

 


10CR0726

  OLTRE 3 MILIONI DI BAMBINI
MUOIONO OGNI ANNO PER DENUTRIZIONE

E 1 MINORE SU 4 VIVE IN POVERTA' ASSOLUTA 


Ogni minuto ne muoiono sei.

E quando arrivano a compiere un anno, a volte pesano come un neonato.

A portarli al limite della sopravvivenza è il contesto in cui vivono, tra lo sconforto dei genitori impotenti di fronte ad un'alimentazione minima. Perché vittime della fame sono per primi loro quando li hanno messi al mondo. Il punto centrale, infatti, sono le porzioni ineguali che bambini e adulti in diverse parti del mondo hanno a disposizione.
Ed è così che la bilancia della malnutrizione torna a pendere soprattutto verso l'Africa subsahariana e l'Asia meridionale, dove vivono la maggior parte (80%) dei 3,1 milioni di bambini che perdono la vita per la mancanza di cibo e i 159 milioni di minori colpiti da malnutrizione cronica. Tuttavia non ci si può consolare vedendo che dal 1990 il numero dei minori affamati si sia ridotto di un terzo, perché la «combinazione letale» di povertà ed esclusione sociale continuano a negare a una buona fetta di piccoli nel mondo «il diritto a una vita sana e una dieta equilibrata».

31 copia

A lanciare l'allarme è Save the children, ieri durante la presentazione a Roma del rapporto Porzioni ingiuste. Porre fine alla malnutrizione dei bambini più vulnerabili.

Progressi troppo timidi, insomma.
Gli obiettivi globali in tema di nutrizione – come la riduzione dei casi di fame cronica del 40% entro il 2025 e lo sradicamento totale della malnutrizione entro il 2030 – sono quindi ben lontani dall'essere raggiunti.

Parlano le proiezioni:

solo 39 Paesi su 114 analizzati arriveranno al risultato nei tempi e di questi appena sei sono a basso reddito. Quel che è certo, al contrario, è che se il trend continua con lo stesso passo tra quindici anni invece di mettere la parola fine alla fame, nel mondo si avranno ancora 129 milioni di bambini malnutriti, per lo più nei Paesi a basso reddito, che diventeranno 24 milioni tra cento anni.
La parola d'ordine perciò resta fare in fretta, con obiettivi nazionali sulla nutrizione, con politiche appropriate per non lasciare dietro nessuno ovunque, con piani in cui ogni nazione spieghi cosa farà per raggiungerli e investa risorse finanziare adeguate.

Oggi dei 29 maggiori donatori di fondi per progetti di assistenza ai Paesi in via di sviluppo, 6 non spendono niente per misure legate alla nutrizione, 6 impiegano meno di un milione di dollari l'anno. E il divario tra budget necessario e disponibile è di 10 miliardi di dollari. Mai come ora, è così il punto fermo del vicedirettore generale Save the children ItaliaDaniela Fatarella, continuare a combattere la malnutrizione è «un bisogno reale ed urgente », ancor più perché i progressi raggiunti dimostrano che l'obiettivo fame zero è «possibile», se si distribuiscono i traguardi alimentari «equamente». Ecco perché occorre passare all'azione trasformando un imperativo morale in politiche concrete, sfruttando la futura presidenza italiana del G7, anche per mantenere l'impegno preso dai sette grandi del mondo l'anno scorso ad Elmau di far uscire dalla malnutrizione 500 milioni di persone. E prontamente è arrivata la risposta. Gli sforzi del governo nell'anno di presidenza saranno orientati, accanto al tema migranti e innovazione, «a implementare l'agenda che prevede il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile», anticipa Alessandro Motta dell'ufficio del consigliere diplomatico di Matteo Renzi, e dando seguito a Expo e Carta di Milano, «saranno prioritari i temi della nutrizione, sicurezza alimentare, donne e salute».

Nascere dalla parte giusta del mondo o solo nel territorio giusto, infatti, determina sia l'accesso dei più piccoli a cure e cibo – i minori che vivono in aree rurali hanno l'1,37 probabilità in più di essere malnutriti rispetto a chi vive in città – sia educazione e prassi culturali.
Come pure chi vive in famiglie povere ha una probabilità doppia di morire prima del quinto compleanno, rispetto a chi nasce in una famiglia benestante.

In 44 Paesi in via di sviluppo il 30% dei bambini soffre la fame, una percentuale che sale al 50% in Burundi, Eritrea e Timor est.
In tredici Stati poi – in testa Madagascar e Malawi, Siria, Sudan – la situazione alimentare dei minori è addirittura peggiorata dal 2000.

Questo al netto dei cambiamenti climatici e dei conflitti in corso che costringono milioni di persone ad abbandonare le loro case e, dunque, a non mangiare per giorni. Nutrizione e sicurezza alimentare perciò debbono andare a braccetto, questo vuol dire sviluppo sostenibile. Aumentare la produzione di cibo va bene, ricorda Laura Frigenti, direttrice dell'Agenzia italiana per la cooperazione internazionale, «ma parallelamente bisognerebbe occuparsi di più dello spreco del cibo», legando le politiche agli interventi sul campo e alle comunità, «affinché si rivelino realmente efficaci».

Avvenire 12 luglio 2016


Questo sito fa uso dei Cookie per il funzionamento della piattaforma e per le statistiche. Segui il link se desideri maggiori dettagli.

Prosegui se sei d'accordo